TRA CIME, BOSCHI E PALUDI di Giorgio Gramignani, Editoriale Olimpia, 2009, pp. 496, cm 13x21.
Il libro fu pubblicato in prima edizione nel ’72. Si era negli anni in cui in Italia già si profilava quella recessione culturale che di lì a poco avrebbe costretto il popolo dei cacciatori a interrogarsi sulle ragioni della propria sopravvivenza, e l’Autore, uomo di scienza dotato di forti propensioni contemplative, non si fa specie di chiamare in soccorso i filosofi perché lo aiutino a ridefinire lo status di chi, come lui, ritrova la sua vera dimensione solo tra cime, boschi e paludi, sfidando le avversità dei luoghi alla ricerca degli amati selvatici. Ma il discorso di Gramignani non è filosofico bensì decisamente letterario: sul filo di una memoria appassionata e commossa, si compone lungo le pagine di questo libro uno sfaccettato mosaico di cacce a starne e a coturnici, in Umbria, in Abruzzo e nella Regione balcanica; di battute a beccacce, beccaccini e anatre nella Valle dell’Ofanto, nel Gargano e sulle pendici del Conero, il suo bel Conero, monte delle origini e luogo onirico, scenario di avventure e di liriche ispirazioni. Come nella lettera idealmente indirizzata al piccolo nipote Stefano posta a chiusura del volume: «Posso solo aggiungere che io fui senza dubbio un sognatore innamorato dei miei sogni e, forse a mio modo, un po’ anche un poeta che per tutta la vita, indossando la vecchia cacciatora logora e stinta come una divisa e come una bandiera, inseguì senza sosta una visione di bellezza e di perfezione, materiate di pura poesia. Il volume è nuovo, ancora incellophanato.



















